Il suono del suo Stradivari “Rivaz-Baron Gutmann” riempie anche quel magico momento di silenzio che arriva alla fine dell’esecuzione, prima che il pubblico prorompa negli applausi. Succede con Janine Jansen. È il segreto del suo fascino d’interprete: suono e silenzio ugualmente eloquenti per chi l’ascolta. La Jansen ha debuttato a diciannove anni al Concertgebouw di Amsterdam. È stato subito chiaro per tutti che era una delle migliori violiniste della sua generazione. Poi, una carriera da fuori classe. Le collaborazioni con i più grandi direttori del mondo, come Simon Rattle, Riccardo Chailly, Antonio Pappano, Valery Gergiev, Daniel Harding. Le esibizioni insieme alle orchestre più blasonate e le residenze presso importanti istituzioni musicali, come la Tonhalle di Zurigo. Qualche mese fa Janine ha suonato con i Wiener Philharmoniker e Bernard Haitink alla Settimana Mozart di Salisburgo, dove è “artista in primo piano” per l’edizione 2019. Ama anche suonare musica da camera e lo fa con artisti come Jean-Yves Thibaudet, Mischa Maisky, Leif Ove Andsnes, Itamar Golan, Julian Rachlin. Insieme al pianista Alexander Gavrylyuk in questa stagione propone un programma con opere di Clara e Robert Schumann, Brahms e Frank. Tra le sue incisioni discografiche si segnalano i Concerti per violino di Brahms e Bartók insieme ad Antonio Pappano. Janine Jansen la si può ascoltare stasera, 30 maggio, al Bologna Festival nel primo Concerto per violino di Karol Szymanowski. Sul podio, Antonio Pappano. Con loro, la meravigliosa Chamber Orchestra of Europe.