Le grandi orchestre classiche, dal 20 marzo sono ospiti di Bologna Festival, con direttori e solisti di fama internazionale. Davvero speciale, l’inaugurazione del festival.

“È curioso che un capolavoro come il Solomon di Händel venga proposto così di rado in Italia. È un oratorio imponente nella vigoria dei cori dai forti accenti teatrali, in cui si afferma la vicenda biblica di Salomone rivissuta con epica drammaticità. Un eccezionale complesso di Colonia, Kölner Akademie Chorus and Orchestra, ha preparato questa produzione sinfonico-corale espressamente per Bologna Festival”. Parole di Mario Messinis, direttore artistico del festival che presenta anche gli altri appuntamenti di spicco della rassegna Grandi Interpreti.

Martha Argerich ritorna annualmente a Bologna Festival, è quasi un’artista in residenza. Il concerto del 14 aprile è singolare anche per il programma: la pianista dialoga con il Cuarteto Quiroga, uno dei migliori complessi spagnoli, nel Quintetto per pianoforte e archi di Schumann e si impegna come solista in una Partita di Bach: quanto dire la classicità e l’ardore di un’artista lucidamente moderna.

Nel cuore della stagione, in esclusiva per Bologna, il Requiem di Mozart preceduto da una Messa per coro a cappella di Johann Caspar Kerll. Vi figura il Balthasar Neumann Choir, uno dei più agguerriti cori tedeschi fondato e diretto da Thomas Hengelbrock; forse per questo il maestro, di solida formazione barocca, ha voluto includere un’opera del tardo Seicento monacense.

Il concerto della Budapest Festival Orchestra una delle maggiori formazioni sinfoniche europee, è diretto da Iván Fischer, un direttore di fine cultura mitteleuropea che propone una impaginazione originale accostando Rossini a Schubert e a Mozart. Può sembrare strano ascoltare in un concerto tradizionale ouvertures della Gazza ladra e dell’Italiana in Algeri, ma in tal modo si mettono in evidenza le forti incidenze viennesi nel “Tedeschino”. A mezzo del programma il Concerto K.453 affidato a un penetrante interprete intimista come Emanuel Ax.

La Chamber Orchestra of Europe, l’orchestra storica di Abbado, è diretta dall’intenso e comunicativo Antonio Pappano, mentre la grande violinista Janine Jansen presenta il Concerto per violino di Szymanowski dal sottile estetismo; in chiusura le trascinanti Danze slave di Dvořák.

Ritornano due pianisti molto amati dal pubblico bolognese: Arcadi Volodos accosta a Schubert Rachmaninov e Skrjabin, un modo forse per sentire i “suoi” autori alla luce delle sorgenti europee. Grigory Sokolov concilia l’analisi miniaturistica con la grandiosità sinfonica in Beethoven e Brahms.

Una ventata di primavera arriva con i nuovi talenti che si esibiscono all’Oratorio di San Filippo Neri come solisti o in formazioni cameristiche (Trio Kanon e Quartetto Werther). Il violinista Indro Borreani, allievo di Uto Ughi, suona in duo con Ginevra Costantini Negri; il vincitore del Premio Venezia, Gabriele Strata, suona Liszt e Debussy.

Continua l’iniziativa riservata ai carteggi musicali – Debussy, Wagner e Mozart – con la partecipazione di alcuni musicologi-pianisti (Restagno, Bietti, Modugno). Primo appuntamento il 27 febbraio ore 18.30 al Museo della Musica di Bologna.

Dopo la pausa estiva, Bologna Festival riprende la programmazione a settembre con la rassegna Il Nuovo l’Antico: da un lato il rapporto Bach-Händel, in connessione all’esecuzione del Solomon, con la proposta di alcune Cantate e dei liricissimi duetti italiani di Händel con Roberta Invernizzi e La Venexiana; dall’altro un ciclo dedicato al Quartetto per archi del Novecento, dalle avanguardie storiche ai giorni nostri: Apologia del Quartetto. Figurano la Scuola di Vienna e Bartók, Hindemith e Šostakovič, Kurtág, Lachenmann e altri ancora. Con questo progetto si intende dimostrare la vitalità della nuova scuola del quartetto in Italia, con giovani formazioni tecnicamente e musicalmente preparate.