Le programmazioni artistiche delle istituzioni musicali sono chiamate, oggi più che mai, a confrontarsi con istanze di natura diversa: custodire e perpetuare il patrimonio della tradizione, diffondere e promuovere il repertorio contemporaneo, fino a lambire le propaggini della nuova musica; riformulare il senso stesso del fare cultura in un tempo segnato da discontinuità, accelerazioni e fragilità sociali; informare e formare il pubblico attraverso nuove modalità di fruizione, con particolare attenzione alle giovani generazioni; aprire finestre sul mondo ma guardare, nel contempo, al territorio umano e culturale in cui si opera.
In questo spazio di intenti programmatici si colloca a pieno titolo il Bologna Festival – giunto alla 45^ edizione – che conferma, anche nella Stagione 2026, la volontà di proporsi non come semplice vetrina di eventi articolati in “paragrafi tematici”, ma come organismo coerente, attraversato da un forte pensiero progettuale, dove la musica diventa sempre una esperienza conoscitiva, uno strumento di connessione tra le arti, un confronto “militante” tra diverse scuole interpretative, tra le più disparate personalità artistiche; una proposta dove i repertori toccano tutti i periodi della letteratura musicale, dal barocco al contemporaneo alla nuova musica, alle tradizioni extraeuropee e ai linguaggi di confine, con riletture e attraversamenti di epoche, stili e geografie sonore sempre diverse e che guardano al futuro.
Grandi Interpreti, Carteggi musicali, Talenti, Il Nuovo l’Antico l’Altrove, Classica in Sneakers, Palazzo Pepoli in Musica, Progetti Speciali, Baby BoFè, Note sul registro, Progetto Leporello, sono i capitoli di un unico racconto che il Bologna Festival propone nella programmazione 2026, dando vita a un affresco musicale di respiro internazionale.
Sulle scene del Festival – dal 15 aprile al 9 dicembre 2026 – si avvicenderanno alcune fra le più autorevoli personalità e istituzioni della musica mondiale: Simon Rattle alla guida della Chamber Orchestra of Europe, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Daniel Harding, la Münchener Kammerorchester con Piotr Anderszewski, la Utopia Orchestra guidata da Teodor Currentzis, l’Orchestra Leonore e la Balthasar NOVA con la Cuban-European Youth Orchestra, entrambe dirette da Thomas Hengelbrock. Accanto alle grandi compagini orchestrali, il Festival ospiterà solisti straordinari, tra i quali Sophia Liu, Emanuele Arciuli, Vilde Frang, Alexander Malofeev, fino al recital conclusivo di Lang Lang. Artisti affermati che passeranno idealmente il testimone alle nuove generazioni di musicisti, rappresentate da Aozhe Zang vincitore – a soli diciassette anni – del 58^ Premio Paganini, dal Trio Rinaldo, dal Doré Quartet, dal pianista Daniele Martinelli per citare solo alcuni tra i protagonisti di un carnet assai nutrito. Nuovi capitoli si apriranno, inoltre, sul versante della ricerca e della creazione contemporanea: verrà presentata una nuova composizione di Matteo Franceschini commissionata da Bologna Festival e Ferrara Musica. Sempre attento alle collaborazioni con le realtà del territorio e con tutte le istituzioni culturali, il Festival riunisce all’interno della propria programmazione tutte le formazioni musicali di Bologna tra cui il Teatro Comunale, l’Orchestra Senzaspine, l’Orchestra della Fondazione Luciano Pavarotti, il FontanaMix, l’Orchestra Barocca di Bologna el’Orchestra del Conservatorio.
«Con oltre quarant’anni di storia e quasi 1300 concerti alle spalle, –afferma Maddalena da Lisca, Sovrintendente e Direttrice Artistica – il Bologna Festival guarda al 2026 con lo stesso slancio che lo anima da sempre: il desiderio di essere parte viva della città con apertura e curiosità, nella consapevolezza del proprio ruolo culturale. Le dieci rassegne in programma si snodano in tempi e luoghi diversi: teatri, musei, chiostri, università, chiese e persino una birreria, in un dialogo continuo con Bologna e i suoi spazi. Il Festival parla a pubblici differenti e li invita all’ascolto su percorsi artistici che spaziano tra novità assolute e riscoperte in prima esecuzione, commissioni e grandi repertori, musica antica, moderna, contemporanea, europea ed extra-occidentale, accanto alla sinfonica, alla cameristica, al canto corale, al teatro musicale per i più piccoli, senza trascurare le attività di approfondimento, formazione e i progetti di solidarietà.
Un piano d’azione sfidante ma non azzardato. La tensione artistica rispetta con rigore le ragioni della sostenibilità economica in una visione progettuale che guarda alla responsabilità sociale del nostro lavoro. La musica, strumento di completezza educativa e culturale, deve essere anche preziosa occasione di inclusione e relazione che contribuisce a costruire crescita collettiva.
Questo cammino è il frutto di un lavoro condiviso: della visione di un Presidente illuminato, della lungimiranza di un Consiglio Direttivo coraggioso, dell’impegno di uno staff appassionato e del sostegno prezioso delle istituzioni e dei nostri sostenitori storici e nuovi, ai quali va il nostro più sincero benvenuto».
